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Il Tesoro con le pmi: parte il fondo da 3 miliardi

23 dicembre 2009

TREMONTI «I vantaggi si estenderanno anche all’indotto delle società ripatrimonializzate» Roma - La «pace bancaria» tra il ministro dell’Economia Tremonti e i principali istituti di credito italiani ha generato il suo primo frutto. In soli 45 giorni il Tesoro, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), ha dato vita insieme con Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi al Fondo italiano di investimento per le pmi. Partner strategici dell’accordo sono l’Abi e Confindustria. Il lavoro serrato del direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, e la collaborazione del mondo bancario e imprenditoriale hanno contribuito alla rapida definizione del nuovo fondo. Che si comporterà, parola dello stesso Grilli, in modo «assolutamente privatistico» come un qualunque organismo di private equity. La mano pubblica agirà attraverso la supervisione del Tesoro e la partecipazione di Cdp che ieri ha approvato alcune modifiche statutarie funzionali anche a un eventuale utilizzo del risparmio postale. L’obiettivo di raccolta è di 3 miliardi di euro, mentre «un primo closing sarà pari a un miliardo» e sarà sottoscritto dalle tre banche sponsor e dalla Cdp. La seconda tranche da un miliardo sarà destinata agli investitori istituzionali privati, inclusi i fondi sovrani, mentre una terza tornata da un miliardo sarà destinata ai soci fondatori, esauriti i primi due. La nuova struttura sarà destinata alla patrimonializzazione delle aziende con fatturato compreso fra 10 e 100 milioni. La platea iniziale è di circa 15mila imprese che intendano accrescere quote di mercato internazionalizzandosi. Il target ristretto, inoltre, è un incentivo all’aggregazione tra realtà piccole e piccolissime. In ogni caso, il fondo non sarà un carrozzone di Stato perché non è finalizzato ai salvataggi. E, come ha spiegato il ministro Tremonti, ci sarà una ricaduta positiva. «Il beneficio - ha detto - si estenderà a valle alle imprese ancora più piccole» che sono controparti delle pmi. Molteplici le modalità di investimento. Il nuovo organismo potrà intervenire direttamente nel capitale acquisendo partecipazioni di minoranza (indicativamente per 20-30 milioni di euro) da solo o in compartecipazione. Inoltre potrà sottoscrivere prestiti subordinati o aderire a fondi che già investono nelle pmi. La durata massima delle partecipazioni è fissata in 14 anni. La Sgr del fondo sarà costituita entro metà febbraio e la raccolta partirà a marzo. Considerati gli attriti che fino a metà ottobre hanno caratterizzato i rapporti tra via XX Settembre e il mondo della finanza, un’iniziativa così rapida era tutt’altro che scontata. Così come erano impensabili fino a poco tempo fa dichiarazioni come quelle di ieri. «Questa è la premessa affinché il sistema bancario, oltre i grandi gruppi, possa partecipare in relazione alle proprie forze», ha sottolineato il presidente Abi Faissola precisando che «a Tremonti non è stato chiesto nulla» anche se sarebbero molto graditi gli sgravi per le rettifiche su crediti. Il ceo di Intesa, Corrado Passera ha evidenziato come «con i 250 milioni destinati al Fondo gli impegni di Intesa Sanpaolo nel capitale delle pmi arrivano a 1,5 miliardi, ma farlo su iniziativa del ministero è ancora più importante». Idem per l’ad Unicredit Profumo («Con un investimento a termine l’imprenditore sarà obbligato a ragionare diversamente») e per il numero di Mps Mussari («Uno strumento utile per interpretare la crisi come fase che prelude alla crescita»). La più soddisfatta? Il presidente di Confindustria Marcegaglia: «È un modo per spingere le imprese ad aggregarsi e ad avere governance migliore e più trasparenza nei bilanci». Tremonti li ha messi tutti d’accordo. di Gian Maria De Francesco Imago Economica 17.12.09

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