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Stress psicologico malattia da lavoro

12 aprile 2009

Ora nelle grandi aziende è obbligatorio valutarne il livello. Il disagio, secondo gli esperti, si sta sempre più diffondendo nel mondo del lavoro. Anche se non è facile definirlo Se siete «orfani» di una malattia, nel senso che nessuno specialista riesce a diagnosticarla, potreste reagire come Woody Allen in «Hanna e le sue sorelle»: pur di dare un volto al nemico che vi consuma vi convertireste dall' ebraismo al cattolicesimo, o il contrario, o trovereste alla fine la pace in un film dei fratelli Marx. Oppure potreste sentirvi sussurrare la parola magica: stress da lavoro. Che di magico, non ha nulla. Al contrario, sta diventando una piaga sociale. A tal punto che, da buoni ultimi, anche in Italia lo stress legato al lavoro è entrato a pieno diritto tra i rischi aziendali. Il Testo unico in materia di sicurezza del lavoro, varato nell' aprile del 2008, obbliga i datori di lavoro a preparare una specifica valutazione entro il 16 maggio prossimo. Con tanto di sanzioni: arresto da 4 a 8 mesi o ammenda da 5 a 15 mila euro, se la valutazione dei rischi non si fa e non si adotta il relativo documento o se si fa senza inserire anche lo stress. Che il fenomeno del disagio lavorativo si allarghi a macchia d' olio, lo dicono le statistiche. Un lavoratore italiano su dieci ritiene, secondo un sondaggio riportato nel Rapporto Ocse 2008 sull' Occupazione condotto su un campione di dipendenti dei 30 Paesi, di avere problemi di salute mentale legati al lavoro, come stress, insonnia e crisi d' ansia. Niente a che vedere con i greci che addirittura sono al 24,6 per cento, cioè uno su quattro lamenta questi problemi, ma sempre meglio degli svedesi che si attestano al 13,5. E dire che la Svezia, nel lontano 1993, è stato il primo Paese a dotarsi di una legge nazionale con misure contro qualsiasi forma di «persecuzione psicologica negli ambienti di lavoro». Già, ma che cos' è lo stress da lavoro? Il Niosh, l' istituto federale statunitense responsabile per la ricerca nel settore, lo definisce come «un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore». In generale, lo stress non è di per se sempre un fattore negativo perché esiste uno stress positivo (eustress) che ci rende più capaci di adattarci alle situazioni. Dal punto di vista scientifico, gli studi hanno dimostrato che la risposta allo stress sembra coinvolta in numerose malattie come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari (lo studio europeo InterAct del 2007 ha inserito lo stress tra i fattori di rischio come il colesterolo, il fumo e la pressione alta), la depressione, le alterazioni immunitarie, l' Alzheimer e le malattie da età correlate. «Venti anni fa eravamo già partiti a monitorare i controllori del traffico aereo e i chirurghi - sottolinea Giovanni Costa, docente di Medicina del lavoro all' università di Milano -, ma erano categorie di lavoratori con tipologie di lavoro particolari. Il fatto è che lo stress è stato sottovalutato ed è un problema complesso, perché non ha una soglia misurabile, ma dipende da come io interpreto le motivazioni». Costa e gli esperti della Clinica del lavoro sono stati chiamati a spiegarlo anche a Confindustria: «Abbiamo cercato di far capire che lo stress non è solo un problema connesso alla resistenza della persona; è anche un problema di organizzazione. Se è distorta, anche uno resistente cede. Quindi le due componenti devono essere valutate in maniera adeguata». Sì perché, nonostante abbiano recepito l' accordo quadro sullo stress da lavoro, stipulato l' 8 ottobre 2004 a Bruxelles a livello di Unione Europea, le «parti sociali» sono divise. La confederazione delle imprese è preoccupata anche per i costi aggiuntivi imposti dalla valutazione del rischio e ha chiesto di stornare a questo fine i fondi dell' avanzo dell' Inail. La Cgil nazionale denuncia la distribuzione da parte di diverse aziende di questionari di valutazione del rischio, con domande anche di carattere personale e il proliferare di un «mercato selvaggio» anche via internet. A oggi, manca ancora un protocollo unico, al quale stanno cercando di arrivare diversi gruppi di lavoro coordinati dall' Istituto superiore di prevenzione e sicurezza sul Lavoro (Ispesl). Quanto può costare una valutazione? «Dai 70-80 euro l' ora, come una consulenza psicologica, ai 2-4mila per una consulenza a una media azienda in questi settori in cui il livello stress è più elevato», spiega Marco D' Orso, responsabile del Consorzio per lo sviluppo della medicina occupazionale, nato in collaborazione con l' università Bicocca di Milano, che ha messo a punto una metodologia (valutazione con check list, questionario anonimo, sostegno al singolo) applicata a 2.500 fra piccole e grandi aziende. Oggi, però, si può ottenere una misurazione più oggettiva. «È possibile per esempio verificare nel sangue o nella saliva la quantità di cortisolo, o ormone dello stress, che proviene dalla ghiandola surrenale o la presenza di citochine nei globuli bianchi», spiega Daniela Lucini, specialista in psicologia clinica all' ospedale Sacco di Milano e autrice di Super Stress, edito da Rizzoli dove spiega anche un nuovo approccio terapeutico basato su quello che l' individuo stesso può fare per attivare le proprie risorse in caso di crisi. Ruggiero Corcella 22,3 % Corcella Ruggiero Pagina 048/049 (5 aprile 2009) - Corriere della Sera

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