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Monopolio Posta ridotto: solo reazioni negative

23 maggio 2009

Ha suscitato solo reazioni negative la decisione odierna del Consiglio federale, che ha confermato una riduzione a partire dal primo luglio del monopolio della Posta sul trasporto delle lettere, limitandolo alle missive sotto i 50 grammi, contro i 100 attuali. La situazione migliora ben poco, sostengono le società private che offrono servizi postali, mentre sindacati e associazioni dei consumatori si preoccupano per il servizio pubblico. Da luglio, gli operatori privati potranno prelevare lettere e consegnarle ai destinatari a partire dai 50 grammi di peso. Ma secondo Peter Sutterlüti, presidente dell'associazione dei prestatori privati di servizi postali KEP&Mail, nemmeno il nuovo regime offrirà una vera opportunità sul mercato postale. Colpa del "gigante giallo", che non offre alla concorrenza privata alcun ribasso di clienti commerciali per le lettere sotto i 50 grammi. Per i privati non vale così neppure la pena portare gli invii coperti dal monopolio fino al prossimo ufficio postale. Chi preleva da un cliente lettere sopra i 50 grammi dovrà indirizzarlo alla Posta per le missive più leggere, spiega Sutterlüti, interpellato dall'ATS. A queste condizioni una concorrenza ragionevole non è possibile. È dunque poco verosimile - ritiene il presidente di KEP&Mail - che dal primo luglio imprese private possano offire nuovi trasporti di lettere. Con il nuovo regime, afferma il governo, un quarto del mercato globale delle lettere sarà aperto alla concorrenza. Basandosi sulle esperienze fatte all'estero, Sutterlüti prevede tuttavia che i privati potranno accaparrarsene soltanto il 5%, il che fa poco più dell'1% del mercato delle lettere complessivo. La Posta contesta il rimprovero: l'apertura del mercato in altri paesi europei ha mostrato che le condizioni della Posta non sono affatto d'intralcio, risponde il portavoce Oliver Flüeler. Anche in Germania, Olanda, Svezia e Austria i prestatori privati non sono trattati come grossi clienti. Eppure, in questi paesi ci sono stati più ingressi sul mercato che in Gran Bretagna, dove i privati beneficiano di ribassi, afferma Flüeler. Ciò nonostante, anche la Posta è poco entusiasta per la decisione del governo. "Avremmo preferito che si fissassero dapprima le condizioni quadro nella legge", dice Flüeler: la Posta ha bisogno di uno spazio di manovra imprenditoriale se viene lasciata in balia del mercato. La prevista liberalizzazione non piace per nulla alle organizzazioni dei consumatori e ai sindacati, perché comporta uno smantellamento del servizio pubblico. I centri e i grossi clienti forse ne approfitteranno, ma fra i perdenti ci saranno di sicuro le regioni periferiche e i clienti privati, afferma Sara Stalder, direttrice della Fondazione per la protezione dei consumatori. Una preoccupazione condivisa dal Sindacato della comunicazione: con la limitazione del monopolio si accresce, in piena crisi, la pressione sulla posta a ridurre i posti di lavoro. L'Unione sindacale svizzera accusa il Consiglio federale di proseguire la sua "politica postale colorata d'ideologia", nonostante una forte resistenza in parlamento e il forte scetticismo della popolazione. Un "volo cieco altamente rischioso", secondo l'USS. L'esperienza fatta sinora in Europa è a suo avviso ammonitrice: le condizioni d'impiego offerte dai prestatori privati sono nettamente inferiori a quelli della posta pubblica e hanno l'effetto di generare una forte pressione salariale anche in quest'ultima. Per l'USS è chiaro: liberalizzazione significa prezzi più alti e dumping salariale. ATS SVIZZERA BERNA BERNA - Rubano

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