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Sindacato della comunicazione: "Nessun compromesso. No alla chiusura di oltre 500 uffici postali"

19 marzo 2009

Comincia oggi al grido di “nessun compromesso” la battaglia che i postini svizzeri si apprestano ad affrontare per cercare di evitare la chiusura di oltre 500 uffici postali e contro la volontà della Posta di abbassare i salari del personale impiegato allo sportello. Una battaglia che era stata “annunciata” lo scorso 14 febbraio in occasione dell’assemblea di lavoro nazionale del Sindacato della Comunicazione durante la quale “più di 200 impiegate/i degli uffici postali hanno deciso all’unanimità di combattere il progetto della Posta volto a smantellare la rete di uffici postali e abbassare i salari del personale impiegato allo sportello”, afferma oggi il sindacato. Angelo Zanetti: "Da oggi a fine maggio vogliamo visitare e incontrare la popolazione di 115 paesi. Tanti sono infatti gli uffici postali a rischio chiusura nella nostra regione che comprende anche la Mesolcina. Più precisamente, 41 uffici che sono come l’ufficio di Breno che in gergo vengono definiti 'uffici non in rete', ossia non collegati ai sistemi informatici quindi i primi ad essere chiusi. Sono 75 invece gli uffici nei quali nel mese di novembre scorso è stata diminuita l’offerta di prestazione. Di settimana in settimana faremo il programma e i comuni interessati saranno informati del nostro passaggio. Per il momento possiamo dire che lunedì 23 saremo ad Arosio dalle 14.30 alle 16.30. Martedì 24 a Gravesano dalle 14.30 alle 17.30 e giovedì 26 a Bedano dalle 14.00 alle 18.00. Stiamo inoltre valutando la possibilità di terminare la campagna con una manifestazione cantonale da tenersi tra fine maggio e inizio giugno. “Se per quel che riguarda l’opposizione all’abbassamento dei salari, la nostra netta opposizione è stata chiaramente illustrata ai dirigenti della Posta nelle scorse settimane, oggi parte la carovana che ci porterà a visitare tutti gli uffici postali a rischio chiusura” afferma il Sindacato della comunicazione nel comunicato stampa odierno ricordando con forza che “è ora giunto il momento di passare dalle parole ai fatti”. L’attenzione passa in seguito alla modalità scelta per questa campagna. “Vogliamo un creare un vero e proprio effetto domino” “Noi vogliamo portare avanti questa battaglia coinvolgendo non solo il personale ma anche la popolazione”, riferisce il sindacato. “Vogliamo entrare in contatto con essa attraverso la nostra presenza e la distribuzione di un opuscolo che comprende una petizione. Oltre a ciò scriveremo a tutti i comuni dove sorgono questi uffici per invitarli a reagire. Vogliamo creare un vero e proprio effetto domino”. La volontà dei lavoratori della Posta è quindi quella di rendere pubblica la propria battaglia perché pubblico è il servizio da loro offerto. Il progetto prevede quindi di portare i politici a fare pressione sull’esecutivo cantonale per riuscire così a “portare la protesta in quel di Berna, non solo verso la direzione dell’azienda ma anche nei confronti del Consiglio Federale”. Un coinvolgimento totale che nasce dall’importanza della situazione. “Reagire adesso o mai più” afferma il sindacato. La scelta di Breno per dare il via a questa campagna non è una scelta casuale ma rappresenta l’esempio del rifiuto della popolazione di un piccolo paese alla volontà espressa dai vertici dell’azienda di chiudere un ufficio ritenuto “fuori rete”. Una realtà di periferia come ve ne sono molte altre in Svizzera che ha però deciso di lottare contro chi “vuole aumentare i profitti chiudendo a destra e a manca e chi invece ritiene il servizio pubblico e i posti di lavoro che esso genera, un aspetto fondamentale soprattutto in questo particolare momento di crisi”. Politica dormiente “La politica dorme ed è ora che si svegli. Non si può solo affermare a parole che il servizio pubblico è importante. Che la Posta e gli uffici postali sono un elemento fondamentale di coesione sociale. Che è giusto che su tutto il territorio venga garantito lo steso servizio e poi nei fatti, lasciare che il tutto venga smantellato” afferma indignato il sindacato il quale sottolinea che “non vi è nulla, ma proprio nulla d’altro che può sostituire un vero ufficio postale”. SVIZZERA - TICINOONLINE 17-3-09 BRENO –

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