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Varazzani, quell' avvocato ora deve aprire la Cassa

03 novembre 2008

Poltrone . Parmense, 57 anni, viene dall' Imi. Le esperienze difficili all' Enav e alle Ferrovie Figura bipartisan (è amico anche di Prodi), è stato scelto da Tremonti per guidare l' istituto dei Depositi e prestiti. Con il via libera di Guzzetti Cresciuto all' Imi nella scuola di Luigi Arcuti, ha una convinzione assoluta: la politica non deve mettere le mani nelle aziende pubbliche, perché la sana amministrazione non può concedere sconti e favori ai partiti. Ecco Massimo Varazzani, 57 anni, avvocato di Parma, sposato con due figli, professione banchiere. Sarà lui, salvo improbabili sorprese dell' ultima ora, l' amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti. La carica in realtà ancora non esiste nell' organigramma dell' ente controllato dal Tesoro e partecipato dalle fondazioni bancarie, ma sarà istituita con una modifica dello statuto dall' assemblea del 6 novembre. Il ministro dell' Economia non ha dubbi: l' uomo giusto per quel posto è Varazzani, stimato da Tremonti, ma amico anche del giro prodiano e in particolare di Angelo Rovati, facendo però bene attenzione a non schierarsi. Né a destra. Né asinistra. Si considera un «tecnico». Alla Cassa affiancherà il presidente Alfonso Iozzo (ammesso che venga confermato) e ridimensionerà le deleghe del direttore generale Antonino Turicchi. E il mandato sarà delicato: «dovrà svegliare il gigante dormiente», per dirla con le parole di Tremonti. Il ministro infatti vuole affidare direttamente alla Cassa la gestione del risparmio postale. Un tesoretto da 100 miliardi da utilizzare per finanziare progetti infrastrutturali e altre iniziative per il rilancio del Paese, in una fase di grande penuria di risorse pubbliche (e private). Stavolta Tremonti ha voluto costruire un ampio consenso, intorno all' avvocato-banchiere. E nelle scorse settimane ha convinto le 66 fondazioni bancarie che detengono il 30% della Cassa a sostenere la nomina. Alla fine Giuseppe Guzzetti, presidente delle potentissime fondazioni, avrebbe dato il via libera. L' amministratore delegato può sbarcare negli eleganti saloni della Cassa. Per rivoluzionare l' attività dell' istituto. Per riscrivere le regole per la concessione di prestiti e finanziamenti a enti locali e privati. Per gestire la liquidità al servizio del Paese, «ma anche nell' interesse degli azionisti». Un via libera importante, quello delle Fondazioni. Per evitare che si ripeta quanto accaduto in passato, quando il tandem Tremonti-Varazzani aveva dovuto incassare una sconfitta. Clamorosa. All' indomani della tragedia di Linate del 2001 (lo scontro fra due aerei che costò la vita a 118 persone), il ministro dell' Economia azzerò il cda dell' Enav (l' Ente nazionale per l' assistenza al volo) e nominò amministratore unico Varazzani, che veniva dal gruppo Imi. A lui aveva affidato il compito di riorganizzare e rendere efficiente l' Enav, finito nella bufera proprio per quel disastro aereo. Varazzani prese sul serio il lavoro. Senza pensarci troppo, dopo qualche mese di studio delle carte, in un' audizione in Parlamento denunciò che gli appalti all' Enav prima del suo arrivo erano regolati da gare segrete che facevano triplicare i costi. Non contento, in un' intervista denunciò «clientele, intrighi e corruzione», una «situazione pazzesca» con gli amministratori «eterodiretti dai referenti politici». E poi formulò la proposta che fece più scalpore e che si rivelò per lui stesso fatale: voleva restituire al Tesoro circa 500 milioni di euro di contributi pubblici ricevuti dall' Ente, «visto che già incassiamo le quote di compagnie aeree e società aeroportuali e non è giusto che venga pagato due volte». Soldi che invece andavano ad alimentare appalti gonfiati, consulenze e altre spese inutili. Scoppiò una bufera. Gli attacchi più forti arrivarono da quella politica che Varazzani aveva cercato di tagliare fuori dalla gestione dell' Enav. E fu lui stesso a rimetterci: Tremonti, nonostante la stima e la condivisione di fondo del progetto, non riuscì a difendere il suo uomo. E Varazzani, dopo pochi mesi, fu costretto a farsi da parte. «Ma non mi piego a questo sistema», confidò ai collaboratori prima di andarsene. Finita l' esperienza all' Enav, Varazzani approdò al gruppo Ferrovie, alla guida di Ferservizi. Ma dopo l' idillio iniziale entrò in conflitto con Elio Catania: il supermanager voleva vendere alcuni immobili per poi riprenderli in affitto, l' avvocato di Parma si oppose. La convivenza divenne presto impossibile. E ancora una volta Varazzani si fece da parte, rientrando nel gruppo Sanpaolo Imi, dove ha cambiato vari incarichi. E adesso è pronto per la nuova avventura. Che sarà un grande impegno. Ma non lo distoglierà dalla sua grande passione: il culatello, salume di cui è considerato uno dei massimi esperti mondiali. * * * Chi è Massimo Varazzani L' avvocatobanchiere Massimo Varazzani, avvocato parmense, ha 57 anni e sembra ormai prossimo alla nomina ad amministratore delegato della Cdp. Proveniente dal gruppo bancario Imi, lo lasciò nel 2001 quando Tremonti gli affidò la ristrutturazione dell' Enav. Approdato nel gruppo Ferrovie dello Stato, ebbe duri contrasti con l' allora presidente, Elio Catania, e rientrò in Sanpaolo Imi, dove guida Sanpaolo Imi Private Equity e Sanpaolo Imi Investimenti per lo sviluppo Foschi Paolo (3 novembre 2008) - Corriere Economia

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