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Conti dormienti, attese deluse un tesoretto di soli 1,8 miliardi

16 ottobre 2008

IL CONTEGGIO DEL MINISTERO DELL’ECONOMIA SU BANCHE E POSTE E’ poca cosa rispetto alle attese, il tesoro nascosto dei «conti dormienti». Come ampiamente previsto da chi sa di cose bancarie, parecchi dei «dormienti» si sono svegliati: avvertiti del rischio di perdere i soldi, molti titolari di conti non toccati da dieci anni li hanno rivendicati. Il conteggio provvisorio che trapela dal ministero dell’Economia è di meno di 2 miliardi di euro, circa 1,8. Per giunta fino al 16 dicembre sarà ancora possibile «svegliarsi» in extremis. In sé non si tratta di una somma piccola; ma dovrà essere spartita tra molti usi. Ovvero: 1) deve finanziare nel 2009 la «carta acquisti» o Social card, 80 euro ogni due mesi per aiutare anziani e famiglie bisognose, circa 1,3 milioni di persone in tutto; 2) deve indennizzare i risparmiatori colpiti dai crac finanziari del 2001-2005, tipo Cirio, Parmalat, Argentina; 3) deve risarcire i piccoli azionisti Alitalia. Meno di un miliardo è venuto dalle banche, 800-850 milioni dai depositi postali. Già da qualche tempo le grandi banche, più rapide nel fare i conti dopo la prima scadenza del 16 agosto, avevano fatto capire che non c’era da aspettarsi gran che. Erano state alcune associazioni di consumatori a far salire le aspettative, sparando cifre fino a 10 miliardi. In entrambe le passate legislature, differenti maggioranze avevano usato i «conti dormienti» per finanziare spese che non sapevano in quale altro modo coprire. La Social card nella forma attuale costa circa 625 miliardi all’anno, e dal 2009 i fondi in bilancio mancano ma potrà contare anche sul gettito delle multe comminate dall’Antitrust. Per i 40.000 azionisti dell’Alitalia servono almeno 300 milioni di euro. Le cifre sui crack finanziari precedenti sono incerte; ma un miliardo almeno pare ci voglia. Per giunta i tempi saranno lunghi. Appena qualche giorno fa il Consiglio di Stato ha chiesto una «riscrittura integrale» del regolamento approntato dal ministero dell’Economia. La ragione principale sta nella necessità di meglio coordinare la spartizione del fondo tra i diversi usi stabiliti da tre o quattro leggi successive. Il rimborso non è garantito. Ricorda Domenico Bacci del Siti, sindacato italiano per la tutela dell’investimento: per mettersi al sicuro «i risparmiatori vittime dei crack devono agire in giudizio nella speranza di ottenere una sentenza definitiva che attesti il danno economico». LA STAMPA 16.10.08

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